Chi siamo
Attività di ricerca

Ampia e fondamentale per la crescita dell'Istituto e dei suoi "quadri" è stata sempre l'attività di ricerca, cui l'Ente ha dedicato le sue risorse più importanti e senza la quale non avrebbe raggiunto l'alto livello scientifico che lo caratterizza a livello regionale e nazionale.

Oltre a quella "minore" e mirata sul territorio o su singoli episodi, per lo più legati alla Resistenza locale ed ai suoi protagonisti, di grande impegno si è dimostrata quella pianificata a livello regionale ed interregionale, in collaborazione con altri istituti, enti pubblici e facoltà universitarie.

Fra le prime deve essere qui ricordata, anche per il suo alto profilo morale la ricerca sviluppata nel 1964 dalla "Commissione per il caso Peiper", presieduta da Nuto Revelli, che ha portato alla ricostruzione dei fatti di Boves del 19 settembre 1943 nella loro completezza.

Contemporaneamente l'attenzione dei ricercatori è stata attratta dalla specificità della Resistenza cuneese a partire dalle sue origini. Un filone di questa indagine ha indagato a fondo il periodo badogliano nei suoi riflessi provinciali, a partire dal 26 luglio 1943. Un altro, collegato agli avvenimenti bellici nella confinante regione francese, ha tra l'altro prodotto materiali e studi poi confluiti nel convegno sulla 4^ armata e l'8 settembre 1943.

Sottolineata così la centralità del tema "guerre" per la nostra società provinciale fino agli anni quaranta, lo sguardo degli studiosi si è spostato su altri fronti bellici, per meglio approfondire - anche nei suoi importanti riflessi sul comportamento e sullo scollamento del "fronte interno" - la tragedia della campagna di Russia e della prigionia, le cui caratteristiche sono state studiate in quella occasione. Gli atti del convegno finale - cui hanno partecipato per la prima volta relatori di tutte le nazioni coinvolte - editi nel 1982, rimangono ancora oggi insuperati e basilari per ogni lavoro che vada in questa direzione. Tra i risultati più interessanti nella salvaguardia del patrimonio documentario di questa tragedia ricordiamo anche il completamento e il reprint del giornale in lingua italiana dei prigionieri di guerra in URSS: "L'Alba".

Altra tematica basilare che ha impegnato le forze dell'Istituto per molti anni è stata quella sulle persecuzioni razziali che, nata dalla necessità di studiare la tragedia degli ebrei rifugiatisi in Italia al seguito della 4^ armata in ritirata e rinchiusi nel campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo, si è gradualmente estesa a tutto l'arco cronologico delle persecuzioni razziali, a partire dalle leggi istitutive del 1938 fino all'occupazione tedesca e alla deportazione degli ebrei cuneesi.

Qualificante in questo contesto è stata la ricerca piemontese sulla deportazione, con la sistematica raccolta delle testimonianze dei sopravvissuti, che ha prodotto convegni e testi di alto valore, tra i quali l'opera curata da Anna Bravo e Daniele Jalla La vita offesa.

Da questi tre settori di indagine sono scaturite altrettante valenze didattiche, i cui assunti fondamentali l'Istituto ha voluto diffondere nelle scuole della provincia con le note "cartelle storiche".

I punti cardine del fascismo e dell'antifascismo si sono poi sviluppati in diversi indirizzi col trascorrere del tempo, anche grazie ad una maggiore sensibilità politica e civile del paese, drammaticamente sollecitata dalla contingenza storica degli anni ottanta. Le ricerche sulla Nuova Destra e sull'evolversi delle classi dirigenti in Piemonte nel passaggio dalla guerra alla democrazia hanno visto in prima fila l'Istituto con tutti i suoi mezzi di lavoro e si sono sostanziate in interventi, saggi, convegni, lezioni e pubblicazioni specifiche.

Lo scavo nella memoria della guerra e della Resistenza - ragione fondante di un ente come il nostro - ha però nel frattempo richiesto la progettazione di alcune ricerche pilota, per l'individuazione di tutti i partigiani caduti e l'inventario dei cippi e delle lapidi della seconda guerra mondiale esistenti in provincia. Queste due ricerche sono risultate propedeutiche e complementari per l'ambizioso progetto del censimento completo dei militari e dei civili caduti nella provincia di Cuneo e dei cuneesi morti sugli altri fronti della seconda guerra mondiale. Un lavoro, questo, durato decenni, che si è concluso recentemente con un ultimo controllo sui registri dei tribunali. Vedrà la luce in una apposita edizione della Amministrazione provinciale.

Gli studi tradizionali sulla Resistenza si sono invece concentrati ultimamente sull'apporto delle formazioni garibaldine, sia nelle Langhe che in Val Varaita, con interessanti sbocchi editoriali. Sono tra l'altro state alimentate da nuove fonti disponibili nei Bundesarchiv-Militararchiv di Friburgo che, dai primi sondaggi condotti da collaboratori specializzati, ci offrono interessanti materiali sull'occupazione tedesca della Provincia, sia sotto l'aspetto militare che economico (per i primi risultati di questa iniziativa rimandiamo agli interventi di Carlo Gentile pubblicati sui nn. 40, 46 e 47 de "Il Presente e la Storia").

La tematica dei confini, così importante per la nostra collocazione storico-geografica, ha costituito un altro terreno di costante scavo, sia sotto l'aspetto militare che civile, sia nelle sue modificazioni territoriali che nei rapporti fra le popolazioni confinanti, nella loro ambivalente accezione di ostacolo e risorsa: culturale, economica e sociale.

Ne sono emersi importanti lavori in corso nel settore dell'emigrazione, delle persecuzioni politiche e dei trattati di pace con la Francia, in parte sintetizzati al recente convegno del 28-29 novembre 1997 "Confini contesi".

Il cinquantesimo della Repubblica e lo spostarsi dell'attenzione degli storici e degli interessi della scuola su tematiche a noi più vicine, ha favorito l'ampliamento e la diversificazione sia delle raccolte archivistiche, che degli studi promossi dall'Istituto.

La necessità di fare oggi il punto sugli ottocento anni del capoluogo cuneese e su consimili scadenze in tutta la provincia, ha portato ora in avanti il baricentro della stessa ricerca locale, diversificandola nelle tematiche e sperimentando le nuove discipline statistiche e informatiche, più adatte a scandagliare gli ultimi decenni del secolo, in un'ottica che colloca il nostro ente fra i referenti territoriali più affidabili nel settore della storia contemporanea.

Questa valutazione positiva è avvalorata dalla fiducia riposta nelle strutture dell'Istituto da studenti universitari e ricercatori, che quotidianamente frequentano la sala consultazione e gli archivi. Per comprendere a fondo questa realtà basta sfogliare il registro delle presenze, dal quale risultano in corso o concluse durante gli anni novanta più di cento tesi di laurea preparate da giovani provenienti da varie università italiane e straniere, come Bologna, Genova, Milano, Pavia, Pisa, Urbino, Siena, Cassino, Caen, Lione, Parigi, Colonia, per non dire di Torino, che da sola ha indirizzato a Cuneo nello stesso periodo più di cinquanta laureandi.

Di estremo interesse per valutare la potenzialità stessa del materiale documentario conservato sono poi gli argomenti delle tesi qui preparate, che indirettamente testimoniano l'efficienza e l'efficacia della catalogazione archivistica. Tralasciando le tematiche più vicine alla Resistenza, come la guerra e il fascismo, di cui si è precedentemente parlato, si possono ricordare i seguenti filoni di indagine: storie di città e vallate, politica e amministrazione pubblica, vita e linguaggio dei giornali, letteratura, emigrazione e condizioni sociali della popolazione, religiosità popolare, emancipazione e femminismo, organizzazione scolastica e didattica, attività e pratiche sportive, sistemi di trasporto, economia e industria, lotte operaie e contadine, mutuo soccorso e garantismo sociale, ecc.

Una messe di studio e di lavoro che a sua volta, col deposito degli elaborati, accresce ulteriormente il già ricco patrimonio a disposizione.